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Aldo Busi: lo scrittore
Mi chiedo perchè Aldo Busi abbia partecipato all’Isola dei Famosi, orripilante reality della tv spazzatura. Mi chiedo perchè abbia sentito il bisogno di svendere la propria personalità all’uso commercificante dei media. Cosa spinge uno scrittore affermatissimo (basta andare in libreria per trovare un lungo scaffale di titoli che portano la sua firma) a partecipare ad una trasmissione dal bassissimo proposito culturale? La risposta va probabilmente ricercata nella sua irriverente personalità. La verità fa scandalo, di certo la Rai lo ha chiamato sull’isola per scandalizzare (è impossibile che non sapessero della sua verve), perchè in TV oggi le bagarre vanno per la maggiore. Ma per la Rai la sua sincerità oltraggiosa ha varcato i limiti della censura: il Papa non si tocca! Penso allora a Carmelo Bene, defenetrato da tutte le televisioni per la sua irriverenza, osannato dai critici solo dopo la sua morte.
Allora, a scanso di equivoci, non si dimentichi che Aldo Busi, omosessuale dichiarato, è uno dei più significativi, quanto discussi, scrittori contemporanei: discusso anche da quelli che non lo hanno letto e che rimangono affascinati, scioccati, innervositi, sbalestrati o conquistati dalle sue apparizioni in TV. Busi è insomma un personaggio, più che un modesto artigiano della parola, che opera per lasciare ai posteri un suo messaggio personale.
È nato nel 1948 in una famiglia modesta di Montichiari (Brescia). Non sopporta a lungo la vita con papà e mamma e se ne va di casa a quattordici anni, facendo i lavoretti che trova, in alberghi e ristoranti. Si laurea in Lingue e letterature straniere. Il suo esordio letterario, “Seminario sulla gioventù”, (1984), è un successo di critica e di pubblico. Successo che però Busi non coltiva, anzi, manda in malora con i suoi atteggiamenti spregiudicati e ironici. Un pubblico fanatizzato continua a seguirlo – basti dire che i suoi libri sono tradotti (male, secondo lui, ed è comprensibile visto il suo stile) in undici lingue – ma i critici cominciano a prendere le distanze e a ignorarlo. Questo naturalmente non arresta la sua produzione che si fa sempre più palesemente indipendente da regole, dettami e remore.
Realizza apprezzate traduzioni di opere di Ackerley, H. von Doderer, J.W. Goethe, M. Wolitzer, C. Stead, dall’inglese e dal tedesco. Le sue prese di posizione allontanano da lui gli accademici e i distributori di premi, i benpensanti e i consacrati. Nonostante ciò, parecchi i premi letterari attribuitigli per i sei i romanzi: “Seminario sulla gioventù”, “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”, “La Delfina Bizantina”, “Vendita galline Km 2″, “Suicidi dovuti” e “Casanova di se stessi”. Diversi i romanzi brevi, le prose di viaggio e i manuali che pure hanno contribuito alla fama di Busi quale grande polemista e potente narratore.
Nel 1996, durante la trasmissione televisiva Busi contro tutti di Maurizio Costanzo, si rese protagonista di considerazioni riguardo la pedofilia che suscitarono forte sdegno. Nel 2010, in occasione della sua partecipazione al reality L’Isola dei Famosi, l’episodio è stato citato dai suoi detrattori come spunto per biasimare la sua partecipazione al programma trasmesso dalla RAI in orario di fascia protetta; Busi chiariva intanto la sua posizione sull’argomento pedofiliaco nel suo “Manuale della perfetta umanità”, uscito nelle librerie il 16 febbraio dello stesso anno (otto giorni prima del suo approdo sull’Isola).
Insomma Busi è uno scrittore che va contro corrente per istinto e partito preso, sfruttando al massimo i doni letterari che madre natura gli ha concesso, la sua intelligenza ironica e affilata, e anche, bisogna pur ammetterlo, la puzza di zolfo diabolico che si lascia dietro. Iconoclasta, arrogante e sincero, Busi è un caso da sottoporre al vaglio del tempo.
In una intervista a La Repubblica risponde:
L’accusano anche di avere dato dell’omofobo al Papa.
“Ma non mi riferivo a un papa specifico, bensì a un orientamento storico della Chiesa. Anche se, quando era cardinale, Ratzinger promosse in un documento la condanna più efferata dell’omosessualità. Da papa è certamente più cauto”.
Si è anche parlato di censura, di quello che si può dire o non dire in televisione.
“Ho infranto un tabù. Ho cercato di portare nel cosiddetto entertainment la società e la politica. Ho lavorato per otto anni ad Amici, vedevo questi ragazzi e ragazze completamente spersonalizzati. Ballano e cantano come fichi secchi caduti dal nulla”.
Un po’ come all’Isola dei famosi.
“Identica cosa: molto spettacolo, poca informazione. La grande tabe italiana è che il potere politico domina l’informazione e non il contrario. Se migliaia di ragazzi vogliono ballare, cantare, fare spettacolo e nessuno più desidera studiare fisica, matematica, biologia, medicina, letteratura, bisognerà spiegargli, prima o poi, che un paese così è destinato a morire”.
E’ quello che lei ha cercato di fare all’Isola?
“Vanamente. Dalle bocche degli altri naufraghi non è mai uscita una parola di preoccupazione per la politica, per l’economia, per il lavoro che non c’è, per le sorti del paese. Niente. Come se vivessero dentro una bolla di sapone. E sa cosa le dico? La bolla di sapone è di destra. Mentre l’acqua corrente e gratuita è di sinistra”.
La libellula, di Bert d’Arragon
Palermo,Agrigento e Ispica i luoghi scelti per la presentazione del libro “La libellula”, di Bert d’Arragon, rispettivamente il 19,20 e 21 marzo prossimo.
La Libellula è un romanzo storico, esordio narrativo di Bert D’Arragon, che raccontando la vita di due ragazzi omosessuali dipinge un quadro sorprendente degli anni tra l’attentato a Giacomo Matteotti e la fine della seconda guerra mondiale. Il ventennio fascista, l’opposizione borghese e infine anche la resistenza armata, raccontate dall’inusuale punto di vista di due gay, regala momenti divertenti e romantici, ma anche di provocazione e riflessione. Personaggi e situazioni che vanno al di là delle icone ormai consuete della ricostruzione storica ridanno voce a fatti e verità ormai dimenticate.
Grazie a questo, il lettore si addentra in un mosaico della storia che diventa vivo anche nelle sue parti più sconosciute e meno raccontate: gli orrori della guerra d’Abissinia, la fuga di un ricca prostituta ebrea grazie ad amicizie nel Vaticano, i fasti della storica visita di Hitler a Roma, la riluttanza di molti artisti al generale appiattimento culturale, il lato avventuroso ed affascinante della resistenza, il coraggio di alcuni uomini della chiesa, ma anche le traumatiche violenze della guerra, dal bombardamento di Roma alle lotte partigiane… e ovviamente il modo di vivere e di accettare o reprimere l’omosessualità.
La storia movimentata dei due ragazzi, intima e allo stesso momento impegnata, viene ricostruita attraverso racconti, lettere, diari e memorie raccolte dal nipote di uno dei due che, a cinquant’anni di distanza, ha deciso di ripercorrere le tappe della vita del nonno mai conosciuto.
Il libro sarà presentato venerdì 19 marzo a Palermo, sabato 20 Marzo ad Agrigento e Domenica 21 Marzo a Ispica (RG)
Venerdì, 19 Marzo 2010, ore 18:30 – Libreria Broadway – Via Rosolino Pilo 18, Palermo
Presentazione del libro con letture
Partecipano:
Paolo Patané – Presidente Nazionale Arcigay
Daniele Palermo – Docente di Storia Moderna, Università di Palermo
Bert d’Arragon – Autore del romanzo “La Libellula”
Letture: Vincenzo Musso- Attore
Sabato, 20 Marzo 2010, ore 18:30 – Centro Culturale Pasolini, Agrigento
Presentazione del libro con letture
Introduce Agostino De Caro
sarà presente l’autore
Domenica, 21 Marzo 2010, ore 18:30 – Liberty Bookshop – Via Matteotti, Ispica (Ragusa)
Presentazione del libro con letture
Partecipano:
Paolo Patané – Presidente Nazionale Arcigay
G. Blanco – Docente di Lettere classiche
Bert d’Arragon – Autore del romanzo “La Libellula”
Letture: Evelina Barone e Anna Vicari
lalibellula.wordpress.com
I.S.R.Pt . Editore, 387 pagine, Euro 13,00 – ISBN 978-88-6144-016-6
Mine vaganti di Ozpetek
Riccardo Scamarcio diventa gay per il nuovo film di Ferzan Ozpetek e per la prima volta bacia un uomo. Ma non aspettatevi mossette e civetterie da macchietta, Riccardo ha sempre lo sguardo torvo e l’atteggiamento sofferto.
Il suo personaggio, Tommaso, è un ragazzo che dopo aver studiato all’università a Roma torna nella sua Lecce per comunicare la notizia della propria omosessualità alla sua famiglia, ma sa che questo scatenerà dei drammi. Un evento imprevisto gli impedisce di fare outing: suo fratello Antonio (Alessandro Preziosi) rivela prima di lui alla famiglia di essere gay e Tommaso deve far fronte alla tragedia che si scatena: suo padre entra in crisi, la madre non vuole capire, entrambi sono soffocati dalle convenzioni sociali. “Ero preoccupato all’inizio perché il mio personaggio è un po’ passivo, reagisce ma non agisce: è un personaggio difficile, pieno di sfumature, avevo paura che il pubblico non provasse empatia con lui” ha detto Riccardo, che nella vita è in realtà fidanzato da 5 anni con la collega Valeria Golino. Scamarcio confessa anche che questo disagio l’ha portato i primi giorni a liti furibonde con il regista: “Il terzo giorno abbiamo litigato violentemente, volevo lasciare il set, perché Ferzan continuava a farmi tagliare i capelli ogni giorno di più: ero infuriato”. Poi, scherza Ozpetek “L’ho domato come si fa con un animale selvatico ed è rimasto”.
Con questo film Ozpetek, torna alla commedia corale e racconta con toni lievi una classica famiglia, diversa da quelle allargate de Le fate ignoranti e Saturno contro, mantenendo però al centro della narrazione la tematica dell’omosessualità e della lotta alle convenzioni sociali. Ognuno dei personaggi della famiglia Cantone (tutti interpretati da attori bravissimi), dalla nonna Ilaria Occhini alla zia Elena Sofia Ricci, ha soffocato la propria vita in nome delle convenzioni: durante il film non solo i due fratelli gay ma tutta la famiglia fa un percorso di “liberazione”. “Sono tornato alla commedia piena di personaggi per poter ridere anche su cose drammatice. – ha detto il regista – Io non sono contro la famiglia classica, anche se penso che comunque ci sia anche una famiglia fatta dagli amici, dalle persone che hai scelto. Io, in fondo racconto sempre gli affetti”.
sito ufficiale: www.minevaganti.net
Sherlock Holmes: altro caso di omofobia
Fonte: Digital Spy
Fonte: BadTaste.it
Polemiche in corso sui sequel di Sherlock Holmes. In occasione dell’uscita del primo film, qualche giorno fa, Robert Downey Jr. aveva dichiarato al David Letterman Show che Holmes “potrebbe essere visto come un omosessuale non effeminato“.
L’intervista ha provocato una reazione forte da parte di Andrea Plunket, che detiene il copyright negli Stati Uniti sulle opere letterarie di Arthur Conan Doyle. La Plunket ha dichiarato:
“Spero che questo sia solo un esempio dell’umorismo nero del signor Downey. Se la produzione dovesse tentare di introdurre questo tema [l'omosessualità e una relazione Holmes/Watson] nei prossimi film, sarei costretta a prendere misure drastiche e a ritirare il mio consenso alla realizzazione di altre pellicole.
Non sono ostile agli omosessuali, ma sono ostile a chiunque non rimanga fedele allo spirito dei libri.”
Si direbbe una polemica montata sul nulla, perché è ben difficile che il tema sia reso esplicito nei prossimi film della saga (Ritchie vorrebbe girarne almeno altri due). Il sottotesto omoerotico non è una novità nel mondo di Sherlock Holmes, ma non si vede la necessità di una sua trattazione esplicita da parte di Ritchie.
Il primo film è stato presentato come un action movie per tutta la famiglia, e ha avuto successo: ben difficilmente i sequel vorranno toccare temi scabrosi o generare controversie sterili. Mettendo le mani avanti in questo modo, finora la Plunket si è guadagnata soltanto accuse di omofobia. Vedremo come evolverà la faccenda, ma è probabile (e auspicabile) che il dibattito termini qui. Intanto, potete vedere l’intervista a Downey Jr. direttamente qui sotto, e giudicare:
Dorian Gray al cinema
Esce oggi nelle sale cinematografiche l’atteso film “Dorian Gray“, tratto dal romanzo dello scrittore omosessuale Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, pubblicato nel 1890 nell’Inghilterra di gusto e ideali vittoriani. Il protagonista è interpretato dal giovane Ben Barnes, la regia di Oliver Parker (che ha già diretto le trasposizioni cinematografiche de “L’importanza di chiamarsi Ernesto” e “Un marito ideale” dello stesso Wilde).
Dorian Gray, un giovane dandy di straordinaria bellezza e nobiltà,viene molto presto coinvolto e trascinato nel vortice della mondanità dal carismatico Lord Wotton, incallito fedifrago sposato a Lady Victoria. Colpito dal suo bel sembiante, il pittore Basil Hallward lo cattura nei colori e sulla tela. Il giorno dell’inaugurazione del ritratto, Dorian pronuncia un giuramento e il desiderio di restare giovane per sempre. Conteso dall’interesse di Lord Wotton e dall’amore omosessuale di Hallward, Dorian dissipa la sua eterna e giovane vita tra bordelli e teatri, libertinaggio sfrenato e promesse di matrimonio, prostitute consumate e spose ripudiate, senza che il suo volto patisca il segno del vizio. A sfigurarsi e a insozzarsi è la sua anima, incorniciata e fissata nel quadro. Spaventato dal deperimento del ritratto, Dorian lo ripone in soffitta, lontano dallo sguardo dei gentiluomini e delle nobildonne che affollano insaziabili la sua esistenza e i suoi salotti. Mentre il tempo scorre e appassisce i volti e le volontà dei suoi amici, Dorian resta fedele alla sua bellezza e al suo diabolico patto. Soltanto l’amore per la figl
ia di Henry Wotton potrà redimerlo e annullare i malefici effetti del maligno.
Il film ricostruisce abbastanza fedelmente la trama del romanzo (sebbene il finale si risolva con un personaggio non presente nel romanzo, Emily Wotton), pur tuttavia non rispondendo pienamente alle domande letterarie poste da Wilde. Per descrivere la lotta interiore del protagonista, la pellicola si lancia nella spettacolarizzazione degli effetti speciali con una elegante ambientazione horror.
La vita per Wilde, si configura come un’opera d’arte ben riuscita: non è l’arte ad imitare la vita, ma è la vita che imita l’arte. Il romanzo celebra la bellezza, ma sottolineando come una ricerca smodata e dissoluta del piacere possa portare allo sfacelo morale e, nel caso di Dorian Gray, al crimine.
Riguardo al romanzo Wilde avrà occasione di dire: “Basil è ciò che penso di essere. Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere”. Ed è proprio in queste poche righe che si cela il quanto mai misterioso messaggio di Wilde, secondo cui, in definitiva, il solo personaggio del romanzo non è altro che lui stesso.
Cineforum KéBari
BARI: Questo pomeriggio appuntamento col ciclo di film dedicati a “Gabriele Vescovini“, il ragazzo omosessuale di 29 anni, di Monza, ucciso nel 2007 dal padre a colpi di pistola nel corso di un litigio. A sua memoria KéBari, sezione provinciale dell’Associazione Ké, prosegue col cineforum settimanale: quest’oggi 25 novembre il film “Amici, complici, amanti“, del regista Paul Bogart, con Mattew Broderick.
Ritratto dell’omosessuale ebreo Alan, alla ricerca di una famiglia e sempre incompreso e ostacolato dalla madre, che a New York lavora in teatro come drag queen, in tre momenti della sua vita, contrassegnati dalle tre canzoni cui allude il titolo originale. Prima la relazione con l’insegnante bisessuale Ed (B. Kerwin) poi la convivenza felice col giovane Alan (M. Broderick) e infine la scoperta della sua omosessualità da parte di sua madre (A. Bancroft) mentre convive con Ed e il figlio adottivo David. Harvey Fierstein ha scritto e interpretato la commedia omonima (vincitrice di due Tony Award nel 1983) e curato, nonché interpretato, la trasposizione cinematografica. Non dramma o scandalo ma stimolo intelligente verso un problema sociale e di solitudine. Film cult in cima alle preferenze degli spettatori gay.
L’appuntamento è oggi alle ore 19.00 sotto l’orologio della stazione centrale, in Piazza Aldo Moro a Bari. Per info contattare i moderatori della c0mmunity KéBari, aggiungendo su msn il contatto kebari@live.com o tramite Facebook alla pagina di KéBari.

CINEMA: VIOLA DI MARE
“La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova“, così si legge in “Minchia di Re”, il romanzo di Giacomo Pilati (Ed.Mursia 2004) da cui è tratto il film “Viola di Mare”, per la regia di Donatella Maiorca. Acclamato alla 4ͣ edizione del Festival internazionale del Film di Roma, racconta la storia d’amore tra Angela e Sara, interpretate da Valeria Solarino e Isabella Ragonese, nella brulla e cruda Sicilia dell’ottocento. Per sopravvivere allo scandalo, Angela arriverà a fingersi un ragazzo, portando i capelli corti e occultando la propria femminilità, come sfida alle mentalità chiuse di quella antica terra arcaica. Il film è un inno alla vita, una vita vissuta per ricercare l’amore vero senza accontentarsi di una storia costruita da altri, da qualche secolare tradizione o semplicemente dalla comodità della “scelta più giusta” (ma non desiderata). Un concetto semplice e attuale che riassume il “dramma omosessuale”, non prerogativa della mentalità ottocentesca ma ancora oggi persistente, narrato in uno stile sintetico e con un vouyerismo quasi cinico (la telecamera tenuta a mano e che sembra riprendere di nascosto) che ci permette di staccarci dall’interiorità delle protagoniste e di osservare meglio una storia altrimenti difficile da comprendere.
Il film nonostante qualche difetto nelle scene iniziali dove risulta essere un po’ confuso e approssimativo, con accenni di lentezza narrativa, finisce comunque per toccare al cuore nelle meravigliose scene d’amore (con le splendide le musiche della Nannini), lontane da ogni orpello di perversione e che rendono vivo al pubblico l’essenza del vero sentimento e dell’estremo sacrificio compiuto per realizzarlo. Dimostra ancora una volta che l’amore è amore a prescindere che sia tra uomo e donna, tra donna e donna o tra uomo e uomo, come ribadisce in una intervista la Cucinotta, produttrice della pellicola. Aggiunge la Solarino: “Ho sempre pensato che quella dell’identità sessuale non sia una linea marcata, ma che in realtà il problema sia solo nelle affermazioni troppo rigide”.
E voi cosa ne pensate?


Molti conoscono già il temerario mondo di Ké e ci hanno seguito con inaspettato entusiasmo e passione in questa nostra crescita come gruppo e anche come singoli individui, che da quattro amici che si radunavano in una chat è diventato un bailamme esplosivo di cose. Le chat del gruppo Ké determinano continuamente lo spunto di superare la barriera dello schermo per conoscersi, confrontarsi, stare insieme e condividere le proprie esperienze ed aspirazioni. Senza mai prenderci troppo sul serio abbiamo sentiito l’esigenza di creare delle occasioni di interazione che favoriscano l’unione: cene sociali, aperitivi, cineforum, scampagnate e pizzate, tutti eventi che fanno nascere e cementare amicizie tra persone che in qualche caso hanno avuto l’occasione di conoscersi solo di vista, e che magari non si sono ancora scoperte in sintonia, o con altre che si ritengono estranee all’ambiente LGBT. Ciò che caratterizza il gruppo Ké è la semplicità e l’interazione che sono anche gli elementi portanti della nostra Web Radio, che, attraverso un linguaggio giovanile, con toni giocosi, ironici e naturalmente gai, comunica temi che per i loro contenuti rischierebbero altrimenti di risultare noiosi: autodeterminazione, coming out, sesso sicuro, per citarne qualcuno.
Tra gli scopi sociali che l\'Associazione Ké promuove citiamo:
- promuovere lo sviluppo della personalità umana in tutte le sue espressioni e incoraggiare la rimozione degli ostacoli che impediscono l’attuazione dei principi di libertà, uguaglianza, di pari dignità sociale e di pari opportunità, favorendo l’esercizio dei diritti umani e civili, del diritto alla salute, alla tutela sociale, all’istruzione, alla cultura, alla formazione nonché alla valorizzazione delle attitudini e delle capacità professionali ed individuali;
- lottare per l’abolizione di ogni forma di discriminazione normativa relativa ai diritti umani e civili, all’orientamento sessuale, all’identità ed espressione di genere e per il pieno riconoscimento legale dell’uguaglianza dei diritti delle coppie lesbiche e gay;
- organizzare attività ludiche, d’espressione culturale,
ricreative, sportive, di spettacolo e animazione, informazione e di crescita civile al fine di promuovere la semplice aggregazione e partecipazione delle persone in prospettiva di un coinvolgimento degli stessi alle finalità sociali dell’Associazione;
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