Molti conoscono già il temerario mondo di Ké e ci hanno seguito con inaspettato entusiasmo e passione in questa nostra crescita come gruppo e anche come singoli individui, che da quattro amici che si radunavano in una chat è diventato un bailamme esplosivo di cose. Le chat del gruppo Ké determinano continuamente lo spunto di superare la barriera dello schermo per conoscersi, confrontarsi, stare insieme e condividere le proprie esperienze ed aspirazioni. Senza mai prenderci troppo sul serio abbiamo sentiito l’esigenza di creare delle occasioni di interazione che favoriscano l’unione: cene sociali, aperitivi, cineforum, scampagnate e pizzate, tutti eventi che fanno nascere e cementare amicizie tra persone che in qualche caso hanno avuto l’occasione di conoscersi solo di vista, e che magari non si sono ancora scoperte in sintonia, o con altre che si ritengono estranee all’ambiente LGBT. Ciò che caratterizza il gruppo Ké è la semplicità e l’interazione che sono anche gli elementi portanti della nostra Web Radio, che, attraverso un linguaggio giovanile, con toni giocosi, ironici e naturalmente gai, comunica temi che per i loro contenuti rischierebbero altrimenti di risultare noiosi: autodeterminazione, coming out, sesso sicuro, per citarne qualcuno. Tra gli scopi sociali che l\'Associazione Ké promuove citiamo: - promuovere lo sviluppo della personalità umana in tutte le sue espressioni e incoraggiare la rimozione degli ostacoli che impediscono l’attuazione dei principi di libertà, uguaglianza, di pari dignità sociale e di pari opportunità, favorendo l’esercizio dei diritti umani e civili, del diritto alla salute, alla tutela sociale, all’istruzione, alla cultura, alla formazione nonché alla valorizzazione delle attitudini e delle capacità professionali ed individuali; - lottare per l’abolizione di ogni forma di discriminazione normativa relativa ai diritti umani e civili, all’orientamento sessuale, all’identità ed espressione di genere e per il pieno riconoscimento legale dell’uguaglianza dei diritti delle coppie lesbiche e gay; - organizzare attività ludiche, d’espressione culturale, ricreative, sportive, di spettacolo e animazione, informazione e di crescita civile al fine di promuovere la semplice aggregazione e partecipazione delle persone in prospettiva di un coinvolgimento degli stessi alle finalità sociali dell’Associazione; Ké è anche un\'innovativa web community Windows Live Messenger e Yahoo! Messenger raggiungibile aggiungendo uno dei contatti locali kebari@live.com kebologna@live.com kecatania@live.com kecosenza@live.com kelecce@live.com kemessina@live.com kepalermo@live.com keragusa@live.com kesiracusa@live.com

Matrimoni gay: rinvio al 12 aprile

Inserito da Antò Il 26 marzo 2010

Non arriverà prima del 12 aprile la decisione della Consulta sulla costituzionalità del rifiuto dei Comuni a celebrare matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Dopo la discussione in udienza pubblica del 23 marzo, i giudici esamineranno la questione dei matrimoni gay in camera di consiglio nella settimana di lavoro che inizia il 12 aprile.

La vicenda che nell’udienza è stata presa in esame dai giudici costituzionali è quella di due coppie di Venezia e Trento, assistite dall’associazione radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford – avvocatura per i diritti lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

Circa un anno fa una coppia di omosessuali ha presentato al Comune di Venezia, dove risiede, la richiesta di pubblicazioni per procedere al matrimonio, ricevendo in risposta un preciso ‘no’ per la “ritenuta estraneità all’ordine giuridico italiano dell’istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso”.

La coppia ha preso la strada del tribunale, dove i giudici – primi in Italia – hanno sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale.

Quel rifiuto – hanno scritto i giudici nel provvedimento di rinvio alla Consulta – non ha “alcuna giustificazione razionale”, ma si tratta di una norma “implicita nel nostro sistema che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso”. In questo modo sarebbero stati violati, secondo il tribunale, molti principi costituzionali, primi fra tutti gli articoli 2 (diritti fondamentali dell’uomo) e 3 (uguaglianza).

Martedì 23 marzo è giunto il parere dell’avvocatura dello Stato, costituitasi in giudizio per la presidenza del Consiglio. L’avvocatura sostiene l’inammissibilità della questione e sottolinea che, nel caso di accoglimento da parte della Corte, si produrrebbe una “operazione di manipolatura del tessuto normativo” che compete al legislatore. Il Parlamento, secondo l’Avvocatura dello Stato, è l’unica istituzione che può intervenire legiferando in tema di matrimonio, che resta l’unione di un uomo e di una donna.

La Corte costituzionale potrebbe pronunciarsi in diversi modi: oltre che dare ragione o torto ai ricorrenti, potrebbe richiedere un intervento del Parlamento o indicare alcuni principi lungo i quali il legislatore si possa muovere.

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