Archivio per ottobre, 2009
Omotelegenia? Il caso Maicol Berti
Oggi vorrei parlarvi dell’articolo pubblicato su gay.tv riguardo a Maicol Berti, ragazzo ventiduenne nato nel Ferrarese, e gentilmente preso per i fondelli dal Gf in una sfida di forza bruta con un altro concorrente super macho.
Su KéBari è nata ieri la discussione cira l’articolo comparso su gay.tv ritenuto da alcuni di noi molto offensivo e un pò omofobo. Vi riporto alcune frasi più evidenti dell’articolo:
“Dio, che paese illuminato e democratico che siamo però, che dopo dieci anni nel reality più infame della storia italiana facciamo entrare finalmente un gay dichiarato”
“Non possiamo però fare a meno di prenderlo per il culo altrimenti mia nonna non avrebbe riso sul divano”
“No, noi che siamo illuminati ma democristiani lo facciamo entrare ma oh, nonna, stai tranquilla, che le checche sono proprio come pensavi che fossero”
“Oh, ragazzi meno male che in tv hanno portato finalmente un gay vero che si dichiara e che non si vergogna di quello che è realmente. Meno male che non fanno più finta di non vederci per quello che siamo: ossia froci che lo prendono in culo”
Come vi dicevo, ieri su KéBari è nata la discussione sull’omofobia nascosta in questo articolo, alcuni di noi sostenevano che Maicol ha la sua personalità e il suo passato ed è questo percorso di vita che lo ha formato e lo ha reso l’uomo che è oggi, quindi per loro l’articolo è troppo forte e dai toni un pò omofobi.
Altri invece, premettendo che non hanno nessun problema verso gli effemminati o verso chi è un po’ estroso, sostiene che l’atteggiamento di Maicol, che si trova in un reality show, sotto l’occhio vigile 24 ore su 24 delle telecamere, possa recare “danno” alla nostra comunità, perchè lo spettatore potrebbe associare l’idea del gay all’immagine di Maicol. Quindi pensare ai gay come a quelle persone che pensano solo alla moda, al divertimento, e che si ritengono ignoranti, come proprio Maicol ha definito se stesso nella burla che il Gf gli ha tirato prima della sua entrata, o oche, termine usato sempre dallo stesso Maicol nel suo video di presentazione al Gf.
Sicuramente il Grande Fratello ha ritenuto opportuno inserire un gay nel programma, anche per dimostrare che l’Italia non è poi omofoba come la si pensa, ma aperta mentalmente verso la nostra comunità. Il problema è che alla nostra comunità serve altro non di certo Maicol nella casa del Gf monitorato 24 ore non stop.
NOKIA N97 VS I-PHONE 3G
Da vari sondaggi su siti LGBT risulta che la maggior parte di noi preferisce il Nokia N97, beh scelta più che giusta direi.
Iniziamo con il dire che il Nokia N97 è un mini computer costruito su un corpo da telefonino: peso 113g, dimensioni 117 x 55 x 18 mm. Il punto di forza rispetto all’apple è: l’accoppiata tastiera – schermo touch (da 3.5 pollici). Un’accoppiata pensata per i clienti più esigenti, con una tastiera inclinata, come nel Sony Ericsson Experia, che permette una maggior comodità di scrittura. Nasce come un 32 Gb di memoria interna espandibile fino ad ulteriori 16 Gb. Oltre le solite tecnologie wi-fi, bluetooth, mp3, GPS presenta l’accesso diretto all’Ovi Store, il negozio di applicazione e contenuti Nokia. E’ disponibile in due colori nero e bianco, e come gli ultimi modelli nokia presenta il GPS ma con una nuova tecnologia denominata So-Lo (social location) che permette tramite la localizzazione satellitare di aggiornare automaticamente i social network e condividere lo status e le posizioni con gli amici.
Per la Nokia, quindi, l’N97 è progettato e costruito per il Web senza PC vista la sua elevata connettività e praticità d’uso.
Vi dò ora notizie tecniche sull’ iphone 3g anche se l’N97 è di gran lunga l’anti-iphone….
L’apple iphone 3g pesa 133g, dimensioni 116 x 62 x 12mm. A differenza dell’N97 l’iphone non presenta la tastiera ma solo il display touch screen (da 3.5 pollici), con tecnologia multitouch, che permette di selezionare più oggetti e gestirli contemporaneamente, permette anche lo streming video usando l’iTunes /AT & T mobile TV /AT & T Video tecnologia. Come per il Nokia N97 presenta la funzione Apple Store, e il browser usato è Safari in quanto il software installato è il MAC OS X, software sicuramente migliore del Symbian o Microsoft Mobile per stabilità.
Piccole pecche dell’apple sono però la tastiera virtuale molto piccola per chi ha mani grandi, il bluetooth che non funziona con gli altri cellulari, fotocamera di soli 2 Mp rispetto ai 5 Mp dell’N97, batteria fissa, sms non inoltrabili e la batteria scarsa se si usa il 3G.
Ultima differenza da fare riguarda il prezzo di listino. Prendendo a caso il listino tim risulta il Nokia N97 da 32 Gb 549 euro mentre l’iphone sempre da 32Gb 719 euro.
Quindi i sondaggi lgbt avevano ragione o meno?
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Canicattì, aggrediti due adolescenti gay
Mentre ieri alle 14 si votava sul disegno di legge contro l’omofobia redatto dall’On. Anna Paola Concia e l’UDC sollevava una pregiudiziale di costituzionalità facendo così affossare il DDL, le aggressioni omofobe continuano implacate ad avvenire da Nord a Sud.
A Canicattì, un piccolo centro dell’agrigentino, due ragazzi 16enni avevano trovato il coraggio di vivere apertamente e senza dare penso ai pregiudizi la propria omosessualità. I due che frequentano la stessa scuola ed hanno sin dal primo momento dovuto affrontare quegli ostacoli legati a preconcetti ed ignoranza, ieri all’uscita da scuola sono stati raggiunti da dei coetanei in scooter che li hanno malmenati per essere gay. Uno si è beccato solo uno schiaffo, l’altro calci, pugni, insulti e la minaccia: “Non tornate a Canicattì, la prossima volta vi finisce peggio!”
Corsi a denunciare l’accaduto, visibilmente sofferenti, gli è stato richiesto il referto medico. Nelle prossime ore saranno sottoposti a controlli e potranno tornare alla polizia.
Il gruppo Ké, solidale ai giovanissimi aggrediti, seguirà attivamente la vicenda.
Il movimento lgbt incontra il ministro Carfagna
fonte: http://uguali.wordpress.com
Oggi le associazioni lgbt – lesbiche, gay, bisessuali, transgender – hanno incontrato, assieme all’On. Anna Paola Concia e a Vladimir Luxuria, il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.
L’incontro è stato positivo e fruttuoso. Tutte le associazioni presenti e che fanno parte del comitato organizzatore della Manifestazione Uguali del 10 ottobre, hanno sottolineato come sia necessario reintrodurre nel provvedimento contro la violenza in discussione alla Camera dei Deputati i reati basati sull’identità di genere.
Il Ministro Carfagna si è impegnata su tre punti importantissimi:
1) Come Ministro si farà portavoce all’interno del Governo e della maggioranza per sollecitare la re-introduzione della tutela dell’identità di genere nel provvedimento in discussione alla Camera e cercherà in tutti i modi di favorire una soluzione, in stretta collaborazione con la relatrice Concia.
2) Il Ministro si è impegnata a far partire entro fine ottobre una campagna sui mass media nazionali contro l’omofobia e a studiare a breve una campagna adeguata contro la transfobia.
3) Dal 12 al 18 ottobre prossimi si terrà nelle scuole italiane, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, una settimana contro le discriminazioni, in cui saranno incluse le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
Durante l’incontro, il Ministro, che è stata invitata a partecipare alla Manifestazione nazionale Uguali che si svolgerà a Roma sabato prossimo 10 ottobre a partire dalle ore 15.30 in Piazza della Repubblica, si è impegnata a costruire momenti di confronto e studio comuni con il movimento lgbt italiano.
Uguali – Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma 10 ottobre 2009
"Omosessuali?" "No, bisex!" "No, no! Ermafroditi!" L'assurdo continua..
Giorni fa lessi un articolo sulla Gazzetta del Sud che trattava in modo ambiguo di fantomatiche cure per le madri che soffrono di disfunzioni ormonali e mettono alla luce “diversi” con “disordini sessuali” e subito non capendo il senso di quel trafiletto – bello piazzato in prima pagina – ho voluto contattare il direttore della testata che oggi si è prodigato a telefonarmi e darmi delle delucidazioni.
Mi ha spiegato che l’articolo trae fonte dall’edizione n. 40 di Panorama, che pubblica uno studio sulle cause e cure dell’ermafroditismo. Ma dall’accostamento tra la vincita alle elezione tedesche di Westerwelle, omosessuale dichiarato, le aggressioni ai danni degli omosessuali e le cure per gli ermafroditi, tutto assieme allegramente in quell’articolo, lascia LARGO spazio all’equivoco. Per altro prima di capire che stesse parlando di ermafroditi ho dovuto fare io stesso uno sforzo filologico abnorme dato che continuava a chiamarli “bisex” e poi seguitava col militare di quanto, durante il suo mandato a senatore negli anni ’80, lui per primo si fosse battuto per agevolare i cambi di sesso a Casablanca. Solo quando confuso ho dovuto chiedere “scusi di che sta parlando?” questi mi ha risposto che alludeva a quelle persone che possiedono entrambi i sessi e finalmente ho realizzato e fatto notare che allora non si trattasse né di omosessuali, né di bisex, bensì di ermafroditi, e occorreva dunque che quell’articolo venisse disambiguato!
Insomma, dopo la gaffe, il direttore assicura di ritornare su quell’articolo. Tra drammi esistenziali e rifiuto di un linguaggio logico-conseguenziale, staremo a vedere ciò che accadrà nel prossimo atto di questa buffa piéce tra commedia degli equivoci e teatro dell’Assurdo!
Un articolo omofobo in prima pagina in un quotidiano.
La Gazzetta del Sud, la più diffusa testata giornalistica in Calabria e terza in Sicilia, ha pubblicato nella sua prima pagina dell’edizione messinese del 30 Settembre, un articolo ambiguo promotore della prevenzione della “quasi incurabile” omosessualità derivata da “disfunzioni ormonali delle madri”. L’anonimo autore, nel suo breve e superficiale trafiletto, si conceda con un interrogativo: “Perché alle Camere non danno il via a una legge per aiutare tante sventurate famiglie?” giacché come questi riconosce le cure sono costose ma vengono in parte coperte dal Servizio sanitario nazionale.
Tra un incredulo sorriso e gli occhi sgranati dallo stupore il presidente del gruppo Ké, Giuseppe Ferro, ha scritto una lettera formale al direttore del quotidiano Nino Calarco, sottoponendolo ad alcuni interrogativi in merito la scelta di pubblicare l’articolo pseudo-scientifico in prima pagina, alle fonti della letteratura medico-scientifica dalle quali l’autore avrebbe attinto tali informazioni e denunciando la falsa e deviante informazione a mezzo stampa fatta dalla testata giornalistica.
A seguito la copia della lettera
Alla cortese attenzione del direttore Nino Calarco
OGGETTO: delucidazioni in merito all’articolo sulla rubrica Ossidiana del 30/09
Egregio direttore,
come da oggetto Le scrivo per ricevere chiarimenti su un trafiletto comparso nella prima pagina dell’edizione messinese de “La Gazzetta del Sud”. L’articolo in questione, oltre a non riuscire a divulgare un’informazione che rispetti le quattro massime basilari della comunicazione (non vi è relazione all’interno degli enunciati, non vi è un richiamo metatestuale alla fonte che chiarisca certe asserzioni pseudo scientifiche, non è veritiera e non sintatticamente ordinata), ha suscitato in me profonde perplessità. Che sia un articolo scritto dalla mano inesperta di un lettore che esprime un’opinione offensiva e discriminante. Un’opinione che non meritava, a mio avviso, di essere posta in prima pagina e che sia stato maldestro pubblicarla giacché si fanno affermazioni pseudo-scientifiche non comprovate.
L’articolo incriminato è quello che Le riporto di seguito:
“Che il capo del vincente partito liberale tedesco si presenti avendo accanto il suo compagno di vita non sorprende. La Germania è ben nota per l’istruzione anche scientifica dei suoi abitanti. In Italia, invece, di tanto in tanto neosquadristi compiono atti di violenza sui “diversi”. Diciamo ai manigoldi che i «disordini sessuali» sono purtroppo conseguenza delle quasi incurabili disfunzioni ormonali delle madri. A proposito: il Servizio sanitario nazionale copre parzialmente le costose cure. Perché alle Camere non danno il via a una legge per aiutare tante sventurate famiglie?”
Sono Giuseppe Ferro, presidente del gruppo Ké, un’associazione LGBT giovanile di promozione sociale. In questi giorni, assieme ad altri attivisti, sono sceso in strada a manifestare contro la recrudescenza di odio e violenza omofoba che solo adesso è assurta agli onori della cronaca ma che la comunità omosessuale purtroppo conosce bene: ragazzi assassinati, suicidati, picchiati, umiliati, offesi ogni giorno perché “diversi”.
Nonostante oggi si tenda a non dare più credito alla stampa, io lo ritengo ancora il più importante mezzo d’ informazione. Per questo, da lettore offeso Le domando:
Cosa vuol dire quell’articolo? Perché pubblicarlo in prima pagina ? Quanti passi indietro ancora dobbiamo fare?
Si parla di “ormoni, disfunzioni, disordini, malattie e sventure varie” ma forse bisogna trovare riscontri nella letteratura medico-scientifica.
E quale miglior fonte dell’Organizzazione Mondiale della Salute?
Il 17 Maggio del 1990, l’OMS RIMUOVE l’omosessualità dalle malattie mentali. Oggi quel giorno viene commemorato nella giornata mondiale contro l’omofobia.
Per un certo periodo i ricercatori hanno sostenuto che la determinazione dell’orientamento sessuale fosse dovuta sostanzialmente alla quantità maggiore o minore di ormoni femminili (in particolare l’estradiolo) o maschili (testosterone) presenti nell’individuo nella fase prenatale, indirizzati al cervello durante la settima settimana di sviluppo. La tesi tuttavia è stata in buona parte abbandonata, in quanto ciò avrebbe significato che un’ampia percentuale di maschi, in condizioni cliniche da comportare una carenza di ormoni androgeni nella fase prenatale, sarebbe dovuta essere omosessuale, così come lo sarebbe dovuto essere ogni individuo di sesso femminile esposto in età prenatale ad un eccesso di adrogeni.
Credo che un quotidiano, qualunque sia la sua tiratura, DEVE saper fare informazione con ragion di causa. Perché equiparare ancora l’omosessualità a un malanno? Dunque se si asserisce che l’omosessualità è legata ad una malattia bisogna per lo meno quotare chi ha fatto ricerche in merito, portare una tesi e spiegarla al lettore medio in parole semplici. Altrimenti è solo pura e mera cattiva informazione che non fa altro che istigare e alimentare pregiudizi e falsi miti.
Ma in questa lettera non voglio essere io a dover fare informazione quanto piuttosto voglio denunciare la falsa e deviante informazione a mezzo stampa fatta dalla Sua testata giornalistica. Le chiedo di rispondere alle mie perplessità di un modesto lettore omosessuale e di un rappresentate di una comunità LGBT: in cosa consiste il mio “disordine sessuale”? Quali sarebbero queste cure costose che il Servizio nazionale copre? E rivolte a chi? Alle madri? Agli omosessuali? Quali sono queste disfunzioni ormonali? Qual è la sventura per queste famiglie? Riconosce che questo articolo, nella sua più completa superficialità, demarchi un punto di vista ignorante, fazioso, retrogrado, maschilista, patriarcale, erroneamente scientifico e pateticamente omofobo? Riconosce le conseguenze che ne potrebbero derivare nello stato d’animo delle persone omosessuali che hanno letto questo articolo e che hanno ancora difficoltà ad accettarsi? E nelle loro famiglie che vengono “colpevolizzate” dell’orientamento del figlio? Come pensa comportarsi di fronte ad un’eventuale interrogazione da parte del comitato “Associazioni Siciliane contro l’omofobia” e altre associazioni che volessero unirsi? E qualora queste volessero costituirsi parte lesa?
Confido che saprà e potrà rispondere ai miei quesiti, gli stessi che hanno iniziato a porsi le associazioni e la comunità LGBT di tutta Italia nei confronti del succitato articolo.
Nell’attesa di trovare un riscontro nel Suo quotidiano, Le porgo cordiali saluti
Giuseppe Ferro
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa. (Cesare Cantù)


Molti conoscono già il temerario mondo di Ké e ci hanno seguito con inaspettato entusiasmo e passione in questa nostra crescita come gruppo e anche come singoli individui, che da quattro amici che si radunavano in una chat è diventato un bailamme esplosivo di cose. Le chat del gruppo Ké determinano continuamente lo spunto di superare la barriera dello schermo per conoscersi, confrontarsi, stare insieme e condividere le proprie esperienze ed aspirazioni. Senza mai prenderci troppo sul serio abbiamo sentiito l’esigenza di creare delle occasioni di interazione che favoriscano l’unione: cene sociali, aperitivi, cineforum, scampagnate e pizzate, tutti eventi che fanno nascere e cementare amicizie tra persone che in qualche caso hanno avuto l’occasione di conoscersi solo di vista, e che magari non si sono ancora scoperte in sintonia, o con altre che si ritengono estranee all’ambiente LGBT. Ciò che caratterizza il gruppo Ké è la semplicità e l’interazione che sono anche gli elementi portanti della nostra Web Radio, che, attraverso un linguaggio giovanile, con toni giocosi, ironici e naturalmente gai, comunica temi che per i loro contenuti rischierebbero altrimenti di risultare noiosi: autodeterminazione, coming out, sesso sicuro, per citarne qualcuno.
Tra gli scopi sociali che l\'Associazione Ké promuove citiamo:
- promuovere lo sviluppo della personalità umana in tutte le sue espressioni e incoraggiare la rimozione degli ostacoli che impediscono l’attuazione dei principi di libertà, uguaglianza, di pari dignità sociale e di pari opportunità, favorendo l’esercizio dei diritti umani e civili, del diritto alla salute, alla tutela sociale, all’istruzione, alla cultura, alla formazione nonché alla valorizzazione delle attitudini e delle capacità professionali ed individuali;
- lottare per l’abolizione di ogni forma di discriminazione normativa relativa ai diritti umani e civili, all’orientamento sessuale, all’identità ed espressione di genere e per il pieno riconoscimento legale dell’uguaglianza dei diritti delle coppie lesbiche e gay;
- organizzare attività ludiche, d’espressione culturale,
ricreative, sportive, di spettacolo e animazione, informazione e di crescita civile al fine di promuovere la semplice aggregazione e partecipazione delle persone in prospettiva di un coinvolgimento degli stessi alle finalità sociali dell’Associazione;
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